ASSOCIAZIONE EX PASSIONISTI 

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RICORDI DI UN DIRETTORE

 

Vi confesso che quando Gino Cardellini mi ha mandato una e-mail per comunicarmi il desiderio di avermi tra voi in questo incontro per celebrare con voi il decennale della vostra associazione, ho provato molto piacere, anche se mi è arrivata nel momento difficile del mio nuovo trasferimento a Morrovalle. Ho accettato volentieri ed eccomi qui tra voi.Mi è stato dato anche l’argomento di questa conversazione: “ Ricordi di un Direttore” L’argomento mi ha obbligato a riflettere sui miei 49 anni di sacerdozio, impiegati in gran parte nella formazione, come assistente e direttore degli Alunni a Cesta, direttore degli studenti, consultore per le vocazioni, formazione e studi,maestro dei novizi e direttore dei postulanti. Sono passati per le mie mani circa 800 ragazzi a Cesta, in grande maggioranza oggi padri di famiglia, più di 100 giovani tra studenti, novizi e postulanti, molti dei quali oggi religiosi passionisti.

Parlare di tutte queste esperienze, positive e negative, di tanti anni non sarà facile. Per fortuna io ho avuto sempre una mania, che cercai di trasmettere anche a voi, quella di scrivere,appuntare notizie,esperienze, riflessioni. Mi ritrovo cosi con una valigia piena di agende, notes, quaderni, diari ecc.

Dopo la fatica di due corsi di esercizi di 5 giorni ciascuno, per laici del MLP, qui a San Gabriele, con circa 200 partecipanti, mi sono preso 4 giorni di vacanza per stendere queste note e ho portato con me un po’ di questi appunti, per rinfrescare la mia memoria su tanti avvenimenti ormai lontani. Vi confesso che mi sono meravigliato nel leggere tante riflessioni e convinzioni che avevo fin dall’inizio, quando a 25anni fui buttato nel campo della formazione senza una preparazione specifica.

 

Il mio curriculum

“Ricordi di un Direttore” : mi sono chiesto che cosa dovrei dirvi in un tempo certamente ristretto, e che cosa voi vi aspettate da me.

Parlo liberamente secondo l’accavallarsi dei ricordi.

Quando il 20 luglio 1955, al termine dell’anno di pastorale, a un anno appena dalla mia ordinazione sacerdotale, ancora venticinquenne, fui mandato a Cesta provvisoriamente, cosi mi si disse, per fare ripetizioni a 24 alunni di II media, come vice del vice direttore, P. Lino Tendina, non era mia aspirazione dedicarmi alla formazione, molto meno a quella dei ragazzi: mia aspirazione erano le missioni estere, o gli studi a Roma, per specializzarmi nella storia. Invece mi trovai subito quasi solo con quei ragazzi; dovetti incominciare a fare da direttore e da vice direttore. Dovetti inventare tutto, domandando consiglio agli alunni stessi sulle cose da fare, su come organizzare quelle vacanze pesanti nel caldo di Ferrara.

Il 26 agosto successivo, giorno del mio compleanno, nella cucina di Cesta, il P. Francesco di Bernardo mi comunicò che dovevo rimanere con gli alunni a Cesta. Iniziai cosi il mio lavoro di assistente e quasi direttore di una camerata di seconda media di circa 30 alunni. Il titolo di direttore lo aveva il superiore, ma era un titolo più onorifico che reale. Vi resistetti due anni.Poi, sfinito, ottenni dal Provinciale di andare a Roma a prendere almeno la licenza in teologia. Ebbi solo 9 mesi a disposizione. Presi la licenza e frequentai da volontario anche il corso di spiritualità per formatori all’Angelicum.

Nel partire per Roma, scrivevo: “Andai con gli alunni rassegnato; invece il Signore mi ha fatto scoprire un meraviglioso campo di lavoro. Non credevo che mi sarebbe dispiaciuto tanto lasciare gli alunni: non sono riuscito neppure a salutarli” 

I mesi trascorsi a Roma furono molto importanti per me. Scrivevo:”Un educatore incapace rovina se stesso e gli altri. Quale pericolo e danno può fare chi non è  preparato! I due mali più gravi in questo momento nel nostro seminario sono:  la formazione di massa e non personale  e  l’ambiente poco formativo”.

Il   24 settembre 1958 ero di nuovo a Cesta, ma questa volta come direttore, con due assistenti. Vi rimasi per altri 14 anni fino al luglio 1972. In quegli anni ricoprii anche l’ufficio di consultore provinciale per sei anni, superiore della casa di Cesta, professore di varie materie con gli alunni, insegnante di religione al Centro Professionale, studente universitario a Urbino, per avere il titolo per fare da preside alla scuola media legalmente riconosciuta.

Il 4 luglio 1972 lasciai definitivamente Cesta, per trasferirmi a Recanati, come consultore per le vocazioni,formazione e studi, nel 1974 ci fu la breve parentesi a Roma,come consultore generale, dal 1977 al 1987 come superiore e maestro dei novizi a Morrovalle, dove tornai nel 1991-99, come superiore e direttore dei postulanti.

 

Riflettendo sul lungo cammino

Rileggendo gli appunti di quegli anni, scritti fin dai primi giorni del mio arrivo a Cesta, quasi sempre rubando il tempo al sonno, ho notato che iniziai il mio lavoro di formatore senza nessuna preparazione specifica, ma con grande desiderio di imparare; per questo mi abbonai subito a diverse riviste specifiche, lessi diversi libri, partecipai a incontri e corsi formativi.Il mio lavoro a Cesta si svolse con alunni di 11-15 anni: era un lavoro difficile allora, ma con i ragazzi di oggi sarebbe una cosa assurda. Immaginate i vostri figli di 11 anni in seminario, con le regole di quel tempo! Con il passare degli anni, fui io uno dei primi a chiedere la chiusura dei seminari minori.

Nell Alunnato, o Collegio Missionario, come si chiamava allora,trovai delle norme oggi mconcepibili: mai vacanze in famiglia per gli alunni, clausura nei reparti del seminario, scuola ed esami solamente privati, senza valore legale, disciplina spesso molto rigida: il ragazzino era considerato come un piccolo frate. I ragazzi venivano presi spesso a gruppi dai paesi, senza nessun vaglio serio e nessuna preparazione.

Ci vollero anni e anni prima di cambiare seriamente certe situazioni.

 Scrivevo il 2-2-57:”Debbo usare metodi educativi di cui non sono affatto convinto: ma come mettermi contro tutto l’ambiente?”

Rileggendo i miei appunti vi ho trovato cose che oggi non farei e non penserei più, ma vi ho trovato anche tanti pensieri,riflessioni, convinzioni che mi fanno piacere e che non pensavo potessi già avere a 25 anni.

Scrivevo anche:”I ragazzi vogliono essere compresi e amati… Sono lontani dalle mamme in un momento in cui hanno tanto bisogno di amore.Dobbiamo saper dare amore. Bisogna stare sempre in mezzo a loro”. Cercai di attenermi a questa convinzione.

Diventato direttore, cercai pian piano di rinnovare tante cose:

-Ottenni di poter mandare gli alunni in vacanza in famiglia, per qualche settimana e che lotta dovetti fare insieme al P. Fabiano Giorgini al primo Capitolo Provinciale al quale partecipammo nel 1960.

-Organizzammo vacanze esterne, prima a Sasso Marconi e poi in Cadore;

-Mandai i ragazzi a dare gli esami di stato, per avere un titolo legale;

 -Riuscii a ottenere il riconoscimento legale della nostra scuola,superando gravi difficoltà, anche da parte della S.Sede;

-Volli contatti dei nostri ragazzi con altri ragazzi, facendoli partecipando a gare sportive, organizzando gare di pittura e sportive aperte a tutti;

-Iniziammo la pubblicazione del giornalino “LA CESTA” per informare le famiglie e rimanere in contatto con gli Ex Alunni;

-Organizzammo ogni anno gite a città e luoghi turistici e artistici, accessibili in un giorno da Cesta: Venezia, Milano, Lago di Carda, Firenze, Bologna,Ravenna, fino a Trieste.

-Indimenticabili le vacanze trascorse in Cadore, nel cuore delleDolomiti, con le escursioni, le olimpiadi ecc. La vita del Collegio Missionario richiedeva certamente grossi sacrifici ai ragazzi, ma in genere era una vita serena, gioiosa, piena di entusiasmo, almeno fino a quando uno ci stava liberamente e volentieri. Con tutti i suoi limiti, si cercava di farne una vita di famiglia.

 

La formazione cristiana

In genere i ragazzi venivano da famiglie abbastanza cristiane per quei tempi; avevano quindi un discreto fondamento di fede e pratica religiosa, salvo qualche eccezione.

Con la mentalità di oggi, le pratiche religiose che richiedevamo agli alunni erano forse eccessive: ogni giorno, messa e comunione, meditazione, rosario e altre pratiche di pietà. Questa era la mentalità del tempo. Tuttavia la mia prima preoccupazione era la formazione cristiana e morale dei ragazzi; aiutarli ad acquistare delle convinzioni per la loro età, aiutarli a conoscere il Signore e a innamorarsi di Cristo, aiutarli a superare le prime crisi affettive dell’ adolescenza.

 A questo miravano la meditazione quotidiana, quasi sempre dettata, le istruzioni serali, la lettura spirituale e in particolare le istruzioni domenicali e gli incontri personali mensili con ciascuno.

 Leggendo gli appunti spirituali del piccolo Carmine, l’ angelo di Cesta, posso dire che chi seguiva con attenzione e buona volontà del frutto ne ricavava. Se potei scrivere la breve biografia di Carmine, quando il Signore lo portò al cielo a 15 anni, fu dovuto agli appunti scritti da Carmine fin dai primi giorni del suo arrivo a Cesta, in un italiano molto limitato, ma con grande sincerità e partecipazione interiore.

 

Con gli ex Alunni

Forse allora credevo troppo alla possibilità di una vocazione a 12-14 anni; per cui le mie sofferenze maggiori erano gli inevitabili e frequenti ritorni in famiglia degli alunni, puntualmente appuntati nei miei diari. Erano per me una sofferenza, ma volevo che avvenissero in genere con serenità. Desideravo conservare un contatto con gli ex alunni, inviando a tutti La Cesta, dove non mancava mai la pagina degli Ex e le loro testimonianze, conservando con molti una fitta corrispondenza, parte della quale conservo ancora in qualche valigia!

Quando lasciai Cesta, non avendo più a mia disposizione LA CESTA, per qualche anno inviai ogni tanto delle lettere collettive per conservare un legame con gli Ex Alunni che lo  desideravano.

Quarantacinque anni fa, il 12 aprile 1958 nella breve parentesi romana, scrivevo nella mia agenda: “ Ho ricevuto lettere di diversi ex alunni; qualcuno ne ho avvicinato nel mio ministero pasquale in Abruzzo. Una cosa mi ha fatto pena: alcuni hanno scritto fino a 5-6 lettere ai loro ex direttori, senza avere una risposta : eppure non chiedevano che una buona parola per mantenersi buoni!…. Pare incredibile! Io penso invece che dovrebbe essere dovere del direttore non abbandonare questi ragazzi e tenerli ancora uniti spiritualmente all’Istituto. Mi si fa sempre più insistente l’idea che è necessario organizzare una associazione di ex alunni; potrebbe fare molto del bene. Quelli a cui ho scritto per Pasqua hanno risposto tutti, manifestando ottimi sentimenti”.

Ritornai diverse volte con i superiori sul progetto dell’ associazione di ex alunni; ma per molto tempo non se fece nulla; quando poi fu iniziata non ne fui coinvolto direttamente, anche perchè impegnato come superiore deipostulanti a Morrovalle.

 

Guardando al futuro

Finiti i ricordi, desidero guardare con voi al futuro della vostra associazione di ex alunni, per vedere che finalità dovrebbe avere e a chi si dovrebbe rivolgere.

Se la vostra associazione si rivolge solo ad ex compagni di scuola, avrebbe un respiro molto corto e si ridurrebbe come a uno di quei tanti gruppi di ex compagni di classe, che ogni anno si ritrovano per una scampagnata o un pranzo in comune. E poi tutto finisce li.E’bello, ma è poco. Certo fa piacere ritrovarsi con compagni con i quali si è vissuta una bella esperienza e si è cercato di conservare una amicizia. Ma il collante vero, più del fatto che si è stati insieme tra i Passionisti, deve essere la vita e la spiritualità passionista, che si è vissuta insieme, che ha lasciato qualche traccia nella vita e che ancora può dire qualcosa alla vostra vita e vocazione laicale di oggi.

Tra i grandi frutti del Concilio c’è stato il fiorire nella Chiesa di tanti movimenti laicali; molti di essi si ispirano alla spiritualitè dei vari istituti religiosi.

Sono sorti anche molti gruppi laicali che si ispirano alla spiritualità passionista, in Italia e all estero. In italia sono forse più di una trentina, di varia consistenza e varie finalità; pur conservando ciascuno la sua indipendenza e finalità, si sono riuniti nel Movimento laicale Passionista, MLP per conoscersi e sostenersi a vicenda, uniti come sono dalla base comune del cammino, che è la spiritualità passionista. E  nata cosi quasi spontaneamente la Famiglia Passionista, formata dai religiosi, religiose di vita contemplativa e attiva e dai tanti movimenti laicali che in qualche modo si rifanno al carisma di San Paolo della Croce.

Dopo la mia partenza da Cesta conobbi in Messico il Rinnovamento nello Spirito e per 25 anni ne sono stato assistente e fondatore di gruppi. Ma furono proprio alcuni del R.N.S. a chiedermi di fare qualcosa per aiutarli a vivere da laici la spiritualità passionista,che più che predicarla, avevo cercato di vivere anche con loro.
Sorse cosi nel i 989 il Movimento degli Amici di Gesù Crocifisso,che oggi conta 2250 iscritti. Per me è stata una grande gioia accogliere tra gli Amici anche alcuni ex alunni, pochi purtroppo:con loro, che già conoscono la nostra spiritualità, mi sono trovato subito in piena sintonia.

E  venuta poi da parte dei Provinciali italiani la mia nomina ad  assistente di tutto il MLP italiano.

 

Una testimonianza e un augurio

Concludo con una testimonianza e un augurio.

Del gruppo degli Amici di G. C. dell Umbria fa parte un anziano ex novizio passionista, che lo scorso anno ha celebrato con noi il 50° di matrimonio. L’anno prima, come Amico di Gesù Crocifisso, aveva fatto la consacrazione solenne a Gesù Crocifisso. Sul nostro giornalino pubblicai una sua lettera,traboccante di gioia e di commozione, con cui ringraziava il Signore per aver potuto realizzare, dopo tanti anni, il sogno di essere passionista, anche se come marito, padre e nonno!

Vorrei esprimere l augurio sincero che la vostra associazione torni di più alla sorgente, alla vera radice che vi unisce, cioè la spiritualità passionista, che non è la spiritualità del dolore, ma la spiritualità dell amore, appresa dal Crocifisso, dandovi un minimo di cammino di fede da fare insieme, per aiutarvi a vivere da veri cristiani passionisti la vostra attuale vocazione.

Auguro di cuore che la spiritualità passionista, che voi avete imparato a conoscere fin dalla vostra infanzia, possa portare tanti frutti maturi nella vocazione laicale alla quale vi ha chiamati il Signore.

Allora vedrete gli anni trascorsi con i Passionisti, magari non privi di sofferenze e delusioni, con altri occhi e benedirete il Signore per quella esperienza che vi aiuta a portare buoni frutti anche oggi.

                                                                                                    P.Alberto Pierangioli