L’APEX
E LA
SPIRITUALITA’ PASSIONISTA
Premessa
Il
tema è importante per tutti gli Istituti religiosi e per la nostra
Congregazione.
Anche
se questa è una breve conferenza, dirò con chiarezza le mie opinioni. Non so
se tutte potranno essere condivise da voi.
Mi
baserò sulla esortazione apostolica di Giovanni Paolo II Vita Consecrata,
dove si trovano preziose indicazioni a nostro riguardo, e sull’ultimo Capitolo
generale svolto in Brasile nel 2000.
I.
I movimenti laicali sorti attorno agli Istituti religiosi
I.
1. I movimenti laicali in genere
Già
prima degli anni ’80 sono sorti e sono venuti crescendo vari movimenti laicali
attorno agli Istituti religiosi, dietro la spinta del Concilio ecumenico
Vaticano II, con la sua ecclesiologia di comunione e dopo la riscoperta del
ruolo del laicato nella chiesa. Negli anni ‘80 se ne cominciava a parlare e a
scrivere. La nascita dei movimenti laicali è stata una meravigliosa fioritura
che ha quasi sommerso le gloriose Confraternite e i Terzi Ordini.
Ho
raccolto una serie di riflessioni e considerazioni molto belle di vari Ordini e
Congregazioni sui rispettivi movimenti laicali, ma non abbiamo tempo di
leggerle. Le lascio in allegato.
I
movimenti laicali, prima di essere una “invenzione” delle diverse
Congregazioni e dei laici, sono un’opera dello Spirito che, come sempre,
soffia dove vuole e quando vuole. Essi dunque sono da guardare con uno sguardo
di fede.
Giovanni
Paolo II, dopo il sinodo dei vescovi sulla vita consacrata nel 1994, ha raccolto
tutto quello che era stato detto sui movimenti laicali nei numeri 54, 55 e 56
della sua esortazione apostolica Vita Consecrata (1996). Puntualizzo due
concetti che fanno al nostro scopo.
Primo:
lo Spirito può suscitare nei laici le stesse istanze contenute nel carisma dei
fondatori. I laici allora sono invitati a vivere della stessa linfa vitale che
ha inondato i singoli Istituti religiosi.
Secondo:
la condivisione dei laici del carisma dell’Istituto può portare, cito
testualmente, “non raramente inattesi e fecondi approfondimenti di alcuni
aspetti del carisma” stesso (VC n. 55 & 2).
I.
2. Il Movimento laicale passionista
Anche
nella nostra Congregazione sono andati man mano crescendo diversi movimenti
laicali. Essi dovevano essere molti e variegati se, nella lettera sullo stato
della Congregazione, all’inizio del capitolo generale del 2000, svolto a
Itaici, SP, Brasile, l’allora generale, J. A. Orbegozo, diceva ancora non
maturi i tempi per tracciare nei loro riguardi un unico statuto, pur avendo
ricevuto istanze in tal senso. Egli vedeva in questo come un pericolo, il
pericolo di racchiudere in forme strette la varietà e la ricchezza delle
iniziative sparse in tutta la Congregazione. Egli affermava che non solo non si
dovevano spegnere queste iniziative, ma la Congregazione, ai vari livelli della
sua organizzazione, si doveva fare presente nei movimenti che stavano sorgendo
(Relazione sullo stato della Congregazione, p. 41).
Tutto
induce a pensare che, proprio dietro la scia di queste affermazioni, lo stesso
Capitolo poteva dare una definizione molto larga del movimento laicale
passionista: “Coloro – affermava il Capitolo - che desiderano stare con noi
ai piedi della Croce per fare memoria dell’amore di Dio nella contemplazione e
proclamazione della sua forza liberatrice, sono giustamente chiamati ‘passionisti’,
siano essi uomini, donne, giovani, bambini” (44° capitolo generale, p. 16).
Il
Capitolo poi faceva una serie di raccomandazioni. Tra cui:
-
promuovere e riaffermare i movimenti laicali passionisti e incoraggiare la
creazione di nuovi;
-
sperimentare nuove forme di collaborazione con i laici, quali, per esempio, la
condivisione temporanea della nostra vita fraterna, la promozione di centri di
formazione e riflessione sul carisma passionista, la creazione di un consiglio
di laici a livello di comunità locali, l’elaborazione di criteri generali
come criteri base perché un movimento si potesse chiamare movimento laicale
passionista (44 capitolo generale pp. 22, 23).
Il
43° capitolo provinciale PIET, svoltosi a S. Gabriele nel maggio del 2003,
recita: “Le nostre comunità condividano la spiritualità passionista con i
laici. Ogni comunità studi la possibilità di promuovere la scuola di preghiera
aperta ai laici” (Documento finale p. 13).
Da
questa rapida carrellata penso che si possano sottolineare due constatazioni per
quanto riguarda tutte le Congregazioni religiose:
importanza
dei movimenti laicali oggi
Mutuo
influsso delle Congregazioni verso i movimenti laicali e dei movimenti laicali
verso le loro Congregazioni di riferimento.
Per
quanto invece riguarda in particolare la nostra Congregazione si evince la
necessità di non dare una forma unica alla varietà dei movimenti.
II.
L’APEX e la spiritualità passionista
II. 1.
La spiritualità passionista: una spiritualità in evoluzione
Il MLP vive la spiritualità della
Congregazione. Ma qual è la spiritualità della Congregazione? Mi esprimo quasi
telegraficamente.
Credo
che non sfugga a nessuno il fatto che la spiritualità di un Istituto, pur
restando sempre la stessa, si evolve nel tempo, adattandosi alle mutate
situazioni storiche.
Da
uno studio storico condotto anni fa’ è risultato che un Istituto religioso,
se non si adatta alle situazioni, muore.
La
nostra Congregazione ha attraversato negli ultimi decenni il crogiuolo
dell’adattamento. Ha compiuto, a mio parere, un discreto rinnovamento.
Non
si può fissare una volta per sempre l’identità di un Istituto. La nostra
identità carismatica è la continua identificazione che operiamo coniugando il
vangelo della Passione con le situazioni della Chiesa e della società.
Gli
antichi affermavano: vita est in motu, la vita è nel movimento, se ci si ferma,
si muore.
Questo,
com’è ovvio, non esclude anzi richiede una conoscenza della storia della
nostra spiritualità, per poterla ritradurre nell’oggi.
II.
2. La spiritualità passionista: una spiritualità allargata
Come
la spiritualità passionista si è ritradotta e rinnovata?
Riprendo un formula dell’ex generale J. A.
Orbegozo, a mio parere molto indovinata. Egli affermava che il carisma
passionista ha subito un allargamento, una dilatazione. Pur restando preminente
la vita comunitaria e apostolica dei membri della Congregazione della Passione,
con la predicazione della Parola della Croce, mediante gli esercizi spirituali e
le missioni, egli aveva preso atto che la famiglia passionista negli ultimi
decenni, era impegnata in ogni parte del mondo a portare speranza e vita là
dove c’erano segni di involuzione e di morte. A causa di questa consapevolezza
diffusa dappertutto nella Congregazione, l’ultimo capitolo generale poteva far
ruotare la sua riflessione attorno al tema: Passione di Cristo passione per la
vita.
Cristo
con la sua Passione ha salvato l’uomo dal peccato ma anche da tutte le
conseguenze nefaste del peccato, quali sono le ingiustizie e le prevaricazioni
dell’uomo sull’uomo. Ha salvato l’uomo emarginato, ma anche chi emargina.
Cristo con la sua Croce ha riunito nella comunione e nella pace popoli di ogni
condizione sociale e religiosa. Il passionista che vive la Passione di Cristo
porta dentro di sé questi stessi sentimenti del Cristo.
La
memoria della Passione, lungi dal ricacciarci in un atteggiamento passivo, ci
lancia nell’impegno di costruire un mondo nuovo.
Questa
è la spiritualità passionista. In questo luogo ideale si colloca la famiglia
passionista, come sono chiamati i religiosi, le religiose, le monache e i laici
passionisti insieme. Qui si collocano i vari movimenti laicali passionisti e
dunque anche l’Apex.
II.
3. La spiritualità laicale passionista
A
questo punto occorre ricordare una distinzione a cui forse non si dà tanto
risalto. C’è il rischio che alcuni considerino i laici passionisti come
religiosi di serie B. C’è il rischio che li clericalizzino. In questo modo si
fa confusione. E si farà sempre confusione se si dimentica l’affermazione
fondamentale sui laici dataci dal Concilio, che cioè è proprio dei laici,
anche se non esclusivamente di essi, l’animazione cristiana delle realtà
terrene, come la famiglia, il mondo del lavoro, della scuola, dell’arte, delle
tante realtà sociali e della politica (Cfr LG n. 31, GS n. 43).
In
questi ambienti né il sacerdote, né il religioso possono arrivare così
facilmente ed efficacemente quanto il laico.
E’
in questi ambienti che il laico porta la spiritualità passionista, perché è
qui che egli vive l’unica spiritualità comune a tutta la famiglia
passionista. Questi ambienti il laico passionista cura, sana, riconcilia e
rinnova, portando in essi l’amore del Dio crocifisso che vuole arrivare
dappertutto con la sua grazia liberante. In questo campo i movimenti laicali
passionisti diventano quasi un prolungamento della Congregazione.
E
qui diventa vero ciò che affermava Giovanni Paolo II in Vita Consecrata, quando
diceva che i laici possono apportare “non raramente inattesi e fecondi
approfondimenti di alcuni aspetti del carisma” (VC n. 55 & 2). Io vedo qui
una grande responsabilità dei movimenti laicali passionisti. Se è vero, come
si espresse Paolo VI nel lontano 1976 in Evangelii Nuntiandi al n. 20, e come ha
ripetuto spesse volte Giovanni Paolo II, che il più grande male della nostra
epoca è la frattura tra la fede e la società, i laici passionisti, con la loro
presenza e la loro missione, possono rimediare a questa frattura.
Inoltre
questa testimonianza intensa e continua è capace di affrancare il carisma da
ogni immobilismo e chiusura.
III.
Per la vitalità dell’APEX
Se
tutto il discorso fatto sopra è logico, da esso scaturiscono alcuni consigli
pratici che io vorrei offrire al laico passionista. Il primo è insito nel
titolo Passione di Cristo passione per la vita, che potremmo modulare così:
Passione per Cristo o Passione con Cristo, passione per la vita. Il che
significa che dovremmo vivere gli stessi sentimenti interiori che viveva Cristo
sulla Croce. Egli sentiva un ardore vivo per la salvezza di tutto intero
l’uomo: come anima e come corpo, come individuo e come società.
Questo
significa che dobbiamo coinvolgere tutta la nostra esistenza con la sua, perché
tutte le realtà brillino di nuova vita. Lo scarto tra le situazioni di morte e
la vita nuova in ogni settore dell’esistenza forma la Croce della famiglia
passionista e quindi del laico passionista, Croce come assillo per la salvezza
dei fratelli perché i germi di morte persistono ancora e i germi di vita
tardano ad apparire.
Il
secondo consiglio che mi sento di offrire è la necessità della comunicazione
all’interno della famiglia passionista. Occorre che la famiglia passionista
cammini insieme e unita. Non si può vivere la spiritualità della Congregazione
se non si è in continua osmosi …. Solo questo cammino unitario può
affrancare il carisma da ogni immobilismo e chiusura.
I
movimenti laicali devono imparare sempre di più a recepire da chi ha la
responsabilità di guidare la Congregazione: andranno perciò alla ricerca delle
elaborazioni dei capitoli generali, dei Sinodi della Congregazione, delle
lettere dei generali e dei provinciali. Attraverso l’attenzione a tutto questo
manterranno sempre vivo il carisma e fresca la spiritualità. Nello stesso tempo
i movimenti laicali faranno pervenire alle strutture generali e provinciali le
loro realizzazioni e i loro desideri.
Ci
occorre, per terzo, da parte di ciascun movimento laicale, l’apertura
missionaria, l’apertura all’esterno del proprio gruppo.…. Ci saranno
sempre delle frontiere dove far risplendere la potenza della Croce,
all’interno della chiesa stessa e oltre la chiesa. L’APEX potrà fare questo
a livello unitario centrale e a livello di piccoli gruppi.
Riassumendo:
il continuo confronto dei movimenti laicali col Crocifisso, col carisma e con la
società mantiene il gruppo vivo. Io credo che il desiderio dell’APEX sia
proprio questo, di mantenersi vivo e vitale.
Per
concludere lasciate che vi comunichi una mia esperienza.
Come
direttore di questo Centro di Spiritualità mi sono interessato dei raduni dei
laici orionini, salvatoriani e salesiani in questo Centro. Stando con loro ho
cercato di rendermi conto come sono organizzati e come maturano la loro
spiritualità. Dialogando una volta con un gruppo di cooperatori salesiani un
giovane si esprimeva in questo modo: Adesso stiamo facendo la ristrutturazione
delle Ispettorie (Province), abbiamo fatto … poi faremo …. Parlando in prima
persona plurale questo giovane mi ha fatto capire quanto egli fosse integrato
con la famiglia salesiana. Mi sono domandato se i nostri laici sono altrettanto
integrati con la Congregazione passionista. Devo confessare che per natura non
sono un invidioso, ma quella è stata una delle poche volte che ho provato
invidia in vita mia.
Voi
forse potreste recitarmi il proverbio: l’erba del vicino è sempre migliore!
Può darsi che sia così!…
Comunque
anche se fossimo all’altezza della situazione, dovremmo sempre camminare. E’
questo cammino spedito e aperto che io voglio augurare a me e a tutti voi.