|
|
|
|
Relazione del P. Provinciale, P. Fabiano Giorgini, al
raduno Apex del 2002. S. Paolo della Croce e i laici
S. Paolo della Croce (1693 – 1775) vive la sua esperienza
cristiana nella famiglia fino a 27 anni, in periodo molto problematico per la
vita sociale e religiosa… Egli è anche il primo dei figli viventi di Luca Danei e di Anna Maria
Massari. Come primo figlio si è trovato a vivere l’esperienza familiare in un
modo molto intenso, aiutando i genitori a risolvere il problema economico.
Questo era reso difficile per il numero dei componenti della famiglia e
specialmente per le guerre che le grandi potenze del momento (Francia, Spagna,
Austria) combattevano spesso nell’Italia. Paolo ha appreso dai genitori la fede in Dio e la fedeltà alla pratica
religiosa non solo esterna, ma plasmata dall’amore di Dio scoperto nella vita,
passione e morte di Gesù, chiamata da lui la più grande opera del divino
amore. Dal babbo, che lavorava assiduamente per approntare il necessario alla
famiglia Paolo ha appreso a non aver paura di affrontare i sacrifici dei viaggi,
la lontananza dalla casa ed a saper trattare con prudenza con ogni tipo di
persona. Paolo ammirò nella mamma la generosa capacità di dedicarsi ai figli
(ben 15) accettando con coraggio non solo la maternità, ma anche le difficoltà
per aiutare i figli a crescere, e a salvarli dalla morte precoce come in quel
periodo facilmente accadeva ai bambini. E quella mamma ne vide morire nove. Paolo dalla mamma assorbì anche un profondo senso di benevolenza
verso le persone; la pazienza nell’ascoltare, nel tentare di migliorare le
situazioni; apprese anche una grande capacità di aiutare la vita familiare
tenendo in gran conto la pulizia, la gentilezza, l’attenzione alle necessità
delle singole persone. Ma tutto questo lo vide come una espressione della fede,
della conformazione a Gesù il quale si è paragonato ad un pastore attento alle
necessità delle pecore; Gesù si è paragonato ad una madre che partorisce alla
vita una nuova creatura. Paolo a 27 anni, nel 1720, lascia la famiglia per seguire la sua
vocazione di consacrazione religiosa. Egli porta con sé l’esperienza umana cristiana della propria
famiglia, arricchita gradualmente dalla grazia di Dio che lo illumina ad essere
all’origine di una corrente spirituale centrata sulla memoria dell’amore
misericordioso di Dio Padre rivelato e comprovato dalla vita, passione e morte
di Gesù. Vita, passione e morte contemplata quale espressione di un amore
personale di Dio Padre, di un amore personale di Gesù Cristo, vero Dio e vero
uomo. Lui era consapevole quanto sia bello e quanto difficile far crescere una
famiglia nella pace, nella mutua comprensione e nella salute. Questa
consapevolezza l’aiutava a porsi con benevolenza di fronte ad ogni persona di
qualunque condizione e cultura, ed a saper apprezzare gli sforzi che esse
facevano per sviluppare la famiglia .Nella famiglia egli vedeva il luogo
eccellente per promuovere lo sviluppo umano e i valori cristiani. La sua premura gradualmente più grande e primaria fu l’aiutare
i laici a scoprire la dignità di essere figli e figlie adottivi di Dio in Gesù
Cristo. Aiutare ogni persona a scoprire questo amore di Dio ed accoglierlo per
farlo diventare la radice della propria esistenza, la gioia del proprio vivere e
la forza della propria speranza che dopo il cammino nel tempo ci attende una
vita di carità in Dio . Paolo affidò alla congregazione l’impegno di aiutare le persone
chiamate ad essere membri della medesima a scoprire l’amore di Dio rivelato
nella vita e passione di Gesù e accoglierlo in modo che ogni passionista fosse
come una memoria vivente di tanto amore di Dio e di quanto tale amore può fare
nel trasformare una persona. Egli però volle anche che i passionisti si
impegnassero ad aiutare i laici a conoscere quanto ognuno è amato da Dio e come
egli possa riamarlo per partecipare alla vita divina. Nelle regole affermava: “Siccome uno dei principali fini di questa
congregazione si è che ognuno, non solamente attenda all’orazione per
giungere alla santa unione di carità con Dio, ma procuri altresì
d’indirizzarvi il prossimo istruendolo nella maniera più opportuna e più
facile che potrà praticarsi…insegnare a viva voce ai popoli la devota memoria
della passione e morte di Gesù Cristo da cui, come da fonte, deriva ogni
bene”(cap.1). La vita del passionista nella solitudine del convento era ordinata a
crescere come persona nell’amore di Dio, ma anche a rendersi più capace
mediante una forte esperienza di Dio e con lo studio ad aiutare i laici a
crescere nella cristiana pietà, nella memoria e nella devozione della passione
e morte del divin Redentore… (cap. 3). La premura maggiore di Paolo era aiutare le persone a imparare a pregare secondo il proprio stato di vita e la propria cultura, imparare a meditare la vita di Gesù per scoprire il suo amore per ciascuno di noi e fare di questo amore la ragione della propria esistenza ed attività. “Non si contentino i passionisti di esortare i popoli a meditare i
misteri della vita, passione e morte di Nostro Signore Gesù Cristo, ma li
istruiscano circa il modo di farlo. Insegnino loro parimenti come avvezzarsi
all’orazione scoprendo e confutando il pernicioso errore di coloro che credono
essere la meditazione propria solamente delle persone ecclesiastiche e
religiose; li armino di opportuni avvisi e di una costante fiducia in Dio e
mostrino che nell’orazione Iddio comunicherà loro i suoi lumi, con i quali
conosceranno sempre più gli inganni del demonio e del mondo, la bruttezza del
vizio e la bellezza della virtù” (regola cap. 23). Da questo insegnamento doveva derivare l’impegno di ogni persona a
vivere la sua relazione di amore con Dio: pregando in famiglia o insieme ad
altre persone nella chiesa. La sua premura principale fu che la famiglia
diventasse il luogo di sviluppo dell’amore di Dio meditato, desiderato e fatto
passare nelle relazioni quotidiane, come pazienza, come coraggio, come
benevolenza e dedizione e capacità di perdono e di riconciliazione. Le sue relazioni con i laici come persone, famiglie e gruppi
ecclesiali. Paolo mantenne le relazioni con i laici specialmente come persone
singole e come famiglie, perché questo era il modo con cui le incontrava e con
le quali si manteneva in relazione. Relazione che diventava consulenza
spirituale, dialogo di comunicazione delle proprie pene e speranze, ecc. Da qui
nacquero le relazioni spirituali e di amicizia umana che si espressero nella
direzione spirituale, nella relazione epistolare, negli incontri permessi dai
mezzi di comunicazione del tempo. Rispetto alle relazioni con i gruppi: egli si incontrava
con facilità e gioia con i gruppi del tempo costituiti in confraternite dalle
varie denominazioni. Ricordare che le confraternite del tempo non erano solo di
formazione cristiana e di aiuto alla preghiera ma erano anche scuola ed impegno
di servizio sociale chiamato allora “opere di carità”, “opere di
misericordia”. Egli stesso fu membro della confraternita dell’Annunziata in
Ovada e di quella di S. Antonio in Castellazzo, nella quale coprì anche
l’incarico di Priore. Lui direttamente non poté fondare una confraternita a causa delle norme
canoniche: la congregazione non aveva i voti solenni e quindi non poteva avere
una confraternita propria. Egli però si servì di alcuni laici intraprendenti
per fondare la confraternita della passione in
Veroli. Ne fece scrivere le costituzioni dal P. Struzzieri e lui ne
rivide il testo. Fino al 1869 la congregazione passionista non poté avere una propria
confraternita o gruppo ecclesiale che condividesse ufficialmente il proprio
carisma. Sempre, però, vi sono stati laici e gruppi simpatizzanti che hanno
vissuto a modo loro la spiritualità della memoria della passione Gesù,
considerata come l’opera più grande divino amore. Dal 1869, per un permesso
particolare del Papa Pio IX, i passionisti potettero organizzare la
confraternita della Passione che fu fiorente sia in Italia e specialmente negli
Stati Uniti e nell’area di lingua spagnola. Dopo il concilio vaticano II la congregazione ha visto diminuire
la forza aggregatrice della confraternita della passione. Man mano nella chiesa
sono fiorite varie forme di aggregazione di laici che volevano aiutarsi a vivere
la vita cristiana nell’ambiente del nostro tempo. In un primo tempo i passionisti si sono presi cura dei vari movimenti o
vi sono stati anche come membri o affezionati specialmente nel rinnovamento
dello spirito, tra i cursillisti, alcuni nel movimento catecumenale, CL, ecc.. Man mano alcuni passionisti hanno iniziato gruppi di spiritualità
passionista con i laici e sono gradualmente apparse alcune forme di movimento
laicale sotto l’influsso della spiritualità passionista. Tra questi gruppi
emerge il movimento familiare cristiano fondato e portato avanti con impegno dal
passionista Richard dell’Argentina che ha avuto un grande influsso spirituale
nella famiglia dell’America del sud. In questi ultimi anni si è sentito come una urgenza di dare una
certa forma giuridica e anche esterna ai laici che cercano di vivere la
spiritualità passionista. Ed è nato il cosiddetto Movimento Laicale
Passionista che vuole coordinare i vari gruppi e, possibilmente,
armonizzarli in uno statuto quasi unico. Non per pianificare tutto ma per dare
maggiore vigore ai gruppi con una maggiore partecipazione di persone. Però
questo orientamento non vuole annullare la legittima istituzione e vitalità di
gruppi autonomi che non si fondono, ma armonizzano la loro attività con quella
più generale. Noi passionisti dobbiamo avere una grande benevolenza verso ogni persona
che cerca di accogliere il messaggio derivante dal nostro carisma o spiritualità.
Dobbiamo aiutare a comprendere e far proprie le forme e i modi, e aiutare a
comprendere e far proprio l’essenziale. Paolo riteneva essenziale: educare la
persona a diventare persona di preghiera nel proprio stato di vita. Quindi
chiedere alla persona di praticare la preghiera non solo vocale, ma anche come
meditazione o dialogo discorsivo sulla vita di Gesù o altro passo evangelico,
per poter comprendere ed accogliere l’amore di Dio e farlo diventare
convinzione che porta alla decisione virtuosa. Paolo stimolava ed incoraggiava le persone ad associarsi per meglio
sostenersi nella fedeltà all’impegno di orazione e di pratica cristiana. Si
trattava di gruppi informali che si riunivano in chiesa al mattino presto o alla
sera tornando dai campi dedicando un certo spazio di tempo alla meditazione… Egli riteneva utile la buona formazione spirituale ed umana dei gruppi
perché rendono una testimonianza anche sociale nella chiesa… Partendo da questa riflessione per voi mi pare che se si sviluppano e ci si sforza di vivere alcuni punti indicati nello statuto e riportati nel foglio di invito, il gruppo ha la sua ragione di essere ed è aiuto per costruire solidi rapporti di fraterna amicizia e di solidarietà. Tenendo presente quanto Paolo fece al suo tempo e considerando la
situazione odierna che rende particolarmente difficile sviluppare una vita
famigliare serena in cui si vivono e si trasmettono i valori umani e cristiani,
è doveroso privilegiare la famiglia. E’ nella famiglia che si rivive la vita
di Gesù con le sue gioie e con la sua passione, ma il tutto illuminato
dall’amore misericordioso di Dio Padre che in Gesù ci salva e ci dona vita
donando la capacità di fare passare nel tessuto quotidiano il suo germe di vita
eterna che rende possibile agire da figli e figlie di Dio. Per conseguenza l’associazione Apex ha valore e ragione di esistere
nell’ambito della spiritualità passionista se i membri lavorano con dedizione
e con prudenza per coinvolgere tutti i membri della famiglia in questa scoperta
dell’amore misericordioso di Dio rivelato dalla vita e passione di Gesù.
Se i soci si impegnano a coinvolgere i membri della famiglia propria e
degli altri nell’aiutare le attività della parrocchia, o in altre forme di
solidarietà, per rispondere alla solidarietà vissuta da Gesù, i soci stanno
vivendo la partecipazione alla spiritualità passionista che la Congregazione
intende promuovere. |