In Sud Africa continuano le partite del Campionato del
Mondo di calcio. Ma al gruppetto di Italiani, ex alunni Passionisti, che
guidati dal Superiore provinciale della “Pietà”, Padre Piergiorgio
Bartoli, lascia l’Italia per visitare la Missione Bulgara, lo scenario
che si presenta una volta approdati nella terra del Vescovo Eugenio
Bossilkov, martire del Regime comunista e proclamato Beato da Giovanni
Paolo II, è ben lontano dalla festa calcistica; ma anche dal
confortevole Occidente che appare lontano per decenni di sviluppo
economico e sociale.
Siamo
tre coppie, ci conosciamo da tempo, ma la frequentazione quotidiana ci
renderà amici per la pelle. C’è il Presidente dell’Apex Gino Cardellini
con la moglie Andreina, e poi Giulio Di Eugenio con la moglie Rita, e il
sottoscritto con mia moglie Mariolina. Padre Bartoli è una rivelazione
di affettuosa disponibilità. Lui in Bulgaria c’è già stato altre volte
in ragione del suo incarico di Superiore; per noi è la prima volta e non
finiremo mai di ringraziare chi ci ha permesso e chi ci ha accompagnato
in questa presenza.
All’Uscita dall’Aeroporto di Sofia ci aspetta, puntuale,
Padre Corrado Gasbarro, aquilano di Carapelle Calvisio, il coordinatore
dell’intera Missione. Conosceremo solo altri due missionari, Padre
Valter e Padre Enzo, ciascuno dei quali ci farà conoscere un pezzo del
territorio, gli altri sono in Italia per un breve periodo di riposo.
Lungo
il tragitto che da Sofia ci porta a Belene, incontriamo subito la
desolazione di poveri villaggi e di strade che non hanno memoria di
manutenzione. L’accortezza di Padre Corrado, alla guida esperta del suo
pulmino, ci evita scossoni troppo duri ma una volta a Belene tiriamo
tutti un sospiro di sollievo.
E’ il pomeriggio del 22 giugno.
Per quel giorno non nutriamo altre curiosità che quella di visitare il
Santuario del Beato Bossilkov, originario proprio di questa città.
Da domani conosceremo un po’ meglio l’intero
territorio in cui i Passionisti sono sin dal 1781, per sperimentare,
negli anni, sia la dominazione turca (dovettero travestirsi da mercanti
tedeschi per continuare ad operare clandestinamente) che quella
sovietica che fece Martiri tra i cattolici e li cacciò come delinquenti
da questa terra. Crocevia di culture e di popoli.
Vi tornarono, i Passionisti, solo dopo la caduta del Muro
di Berlino, nel 1993. Per riprendere in mano una situazione
incancrenita: parrocchie e case da ricostruire, cattolici da recuperare,
una fede, insomma da reimpiantare anche se nel cuore della gente
semplice non si era mai estinta.
Sull’altare laterale di destra del Santuario di Belene,
Padre Corrado ci mostra una scatola di legno che apre per farci
vedere
una reliquia del Beato: è una teca d’argento che fu regalata a Papa
Wojtyla il giorno della Beatificazione e che Corrado ha riottenuto dal
Vaticano perché fosse messa alla venerazione dei fedeli. Contiene un
pezzetto insanguinato di una camicia bianca di Bossilkov: il suo corpo, dopo la fucilazione, finì in una fossa
comune e non fu mai ritrovato, anche perché la notizia della sua morte
fu data dal Regime solo vent’anni dopo la fucilazione.
Nella casa di Belene, Padre Corrado ci sistema
confortevolmente in linde camere usate solitamente dai
confratelli quando si ritrovano insieme.
Il 23 mattina, puntata al centro di Belene, anche per
convertire gli Euro in Leva. Nel pomeriggio puntata veloce (non c’è
molto da vedere oltre la chiesa e la casa dei Passionisti) a Svisthov,
Oresh e Malchika.

A sera la sorpresa di una cena in un bel ristorante che
si affaccia sul Danubio. In mezzo al fiume sta un’isola con le carceri,
come ai tempi del regime. Sull’altra sponda c’è la Romania.
Il giorno dopo, 24 giugno, ci aspetta una giornata fuori
casa. Visitiamo Russe, e la Cattedrale di Bossilkov, elegante e modesta
insieme. Padre Walter ci guida nella visita, dapprima nella sacrestia
Dove sono esposti calici e paramenti sacri del Vescovo
Martire, poi per la Città che ci affascina
soprattutto per il lungo
“passeggio” sul quale si affacciano negozi di abbigliamento e di souvenirs.
Nel primo pomeriggio ci aspetta il Monastero ortodosso
sulla Roccia, appena fuori Città. Una testimonianza di spiritualità, ma
anche di abbandono: i monaci non ci sono più e torneranno, dicono, solo
quando sarà costruito un nuovo monastero da basso.
Si torna a Belene in
tempo per assistere a un pezzo della partita che costerà a l’Italia
l’uscita dai Mondiali. Amarezza, certo, ma fino ad un certo punto. Non
siamo qui per le partite, infatti, avessimo voluto quelle, avremmo
dovuto prendere un aereo che ci portasse in tutt’altra direzione.
25 giugno. Di nuovo con Padre Corrado sul pulmino per
strade impraticabili, per raggiungere il Monastero Ortodosso
di Troian.
Qui si vede anche un po’ di turismo, molti negozi di souvenir e una
taverna che mescola chissà come stile turco e messicano, dove ci si
ferma per il pranzo. Ci si aggira anche tra i padiglioni di una mostra
nazionale dell’artigianato. Non mancano gli acquisti mentre Gino
continua la sua ricerca di
icone incominciata sin dal primo giorno.
Cena in casa. Una gustosa cena di saluto, perché domani
si riparte per Fiumicino. Padre Piergiorgio e Padre Corrado hanno parole
che vanno oltre la circostanza e che sottolineano il valore di
un’esperienza che a noi dell’APEX farà amare molto di più questa terra
in cui alcuni passionisti generosi operano per una evangelizzazione
costante, tra mille
sacrifici. A Padre Piergiorgio viene donata una
icona in ricordo del viaggio. A Padre Corrado una somma di denaro per la
Parrocchia. All’Anziana domestica bulgara una buona mancia che essa
ripagherà il giorno dopo, all’ora di colazione, con scatole di
cioccolatini per ciascuno di noi. Un velo di malinconia accompagna,
insieme agli abbracci, l’addio.
Sulla strada del ritorno, questa volta, avremo Padre
Enzo, un giovane passionista carico di entusiasmo che prima di condurci
all’aeroporto di Sofia ci farà visitare la Città: La Chiesa di Santa
Sofia, innanzitutto, poi la Cattedrale
ortodossa Alexander Nevski,
infine la lunga passeggiata ricca di bancherelle cariche di icone (Gino
impazzisce, come tutti noi) in fondo alla quale sta il Palazzo
Presidenziale piantonato da due Militari in costume d’epoca.
Eccoci, infine, dopo il pranzo in una taverna tipica,
all’aeroporto. Nel tardo pomeriggio la partenza con un volo Alitalia.
Qualche turbolenza durante il volo. Ma un atterraggio morbido serve a
scaricare ogni tensione.
A Fiumicino ci si divide per il ritorno a casa. Non senza
i saluti di rito che si vestono un poco di malinconia.
Ci resterà nell’anima questo tempo di grazia. L’esempio
di una evangelizzazione di frontiera; lo sprone ad un dialogo tra
cristiani; la sobrietà di una vita fondata sull’essenziale; la
semplicità di una devozione popolare che ci riporta, d’incanto, a quella
dei nostri paesi dell’immediato dopoguerra.
Più che un viaggio, potremmo definirlo, quello in
Bulgaria, un Pellegrinaggio alla riscoperta della nostra stessa fede.
E tanto ci basta.
Mario Narducci